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Prospettive di mercato

La Svizzera e la Germania possono permettersi le misure di stabilizzazione - l’Italia ha un grosso problema

Commento del CIO, mercoledì 1° aprile 2020

Dr. Sandro Merino, Chief Investment Officer
Mentre in alcuni paesi europei si fa largo la speranza di un appiattimento della curva dei contagi da Covid-19, negli USA la situazione peggiora di giorno in giorno. I politici annunciano giorni e settimane molto difficili. Anche negli USA la vita pubblica resterà praticamente ferma per settimane.Le misure nel frattempo adottate hanno anche gravi ripercussioni sulla congiuntura economica. Di conseguenza, le previsioni per il PIL dei singoli paesi sono sempre più sotto pressione. Tuttavia, rispetto ad altre regioni – in particolare all’Europa – per gli Stati Uniti le revisioni al ribasso degli economisti sono per lo più relativamente moderate. Ciò è in parte dovuto alla minor dipendenza dell’economia statunitense dal commercio internazionale.

Se la forte economia interna finora è stata spesso un vantaggio per gli Stati Uniti in tempi di crisi, oggi potrebbe rivelarsi una spada di Damocle. L’economia statunitense dipende più di qualsiasi altra economia nazionale al mondo dai consumi privati, che determinano circa il 70 % della performance economica complessiva. Le misure di quarantena, la cui portata e durata si stanno nel frattempo delineando, paralizzeranno gran parte dell’economia statunitense. Appare sempre più realistico un crollo del PIL statunitense di oltre il 5 % rispetto al 2019. Nemmeno i programmi fiscali messi in campo dal governo statunitense, pari a circa il 10 % del PIL, potranno cambiare questa situazione. Essi sono destinati primariamente a mitigare gli effetti fortemente negativi sulle imprese e sul mercato del lavoro e potrebbero richiedere consistenti potenziamenti. In seguito a tali misure, la situazione dell’indebitamento negli USA è destinata ad aggravarsi. Bisogna attendersi un aumento del tasso d’indebitamento del 15-20 % a circa il 125 % del PIL statunitense.

Per gli stati economicamente fragili come l’Italia, il quadro si prospetta nettamente più drammatico. Con un tasso d’indebitamento in % del PIL superiore al 130 %, la situazione era già difficile prima dell’esplosione del coronavirus. A ciò si aggiunge ora, con ogni probabilità, il crollo del PIL del 7 % o più per quest’anno. Sebbene i programmi di aiuto per l’economia attualmente in esame siano piuttosto modesti in confronto agli USA, le previsioni prospettano un deficit di bilancio di oltre il 6 % nel 2020. Ne consegue che in Italia il tasso d’indebitamento potrebbe aumentare di circa il 15 % e il tasso d’indebitamento in percentuale del PIL minaccia di avvicinarsi alla soglia del 150 %.
Considerati i tassi di interesse attualmente pagati dallo stato italiano, l’Italia dovrà sborsare quasi 30 mia. di euro all’anno solo per il pagamento degli interessi. Ciò potrebbe compromettere fortemente qualsiasi prospettiva di crescita economica positiva per i prossimi anni. Da ciò deriva il desiderio dell’Italia di avere tassi di interesse più favorevoli grazie agli eurobond. Sul piano politico riteniamo piuttosto improbabile un ricorso significativo agli eurobond. L’Italia dovrà probabilmente fronteggiare anni ancor più difficili dal punto di vista economico ed è diventata completamente dipendente dalla futura politica di acquisto di titoli di stato della Banca Centrale Europea. La prospettiva di una ripresa economica dell’Italia all’interno dell’Unione monetaria è ora incerta. Questo darà nuovo impulso ai già numerosi sostenitori dell’uscita dell’Italia dall’euro. L’esempio britannico mostra che ciò può accadere a dispetto di ogni aspettativa.

Paesi come la Germania e la Svizzera, invece, si trovano in una situazione economica abbastanza agevole per quanto riguarda il debito pubblico, pertanto possono e intendono fronteggiare la crisi con programmi fiscali e linee di credito/fideiussioni adeguati. Anche dopo questi programmi, il loro rating creditizio, ovvero la loro solvibilità come debitori, rimarrà elevato. Entrambi i paesi possono permettersi le spese e le garanzie. E ciò ipotizzando anche per queste economie nazionali una riduzione del PIL di oltre il 5 % nel 2020. A fine 2019, il tasso d’indebitamento della Germania era pari a circa il 59 % del PIL, quello della Svizzera era addirittura inferiore al 40 %. Entro fine anno il tasso della Germania potrebbe avvicinarsi al 70 %, quello della Svizzera al 45 %.

Una conseguenza di questa crisi causata dal coronavirus sarà quindi un forte aumento degli squilibri politici ed economici all’interno dell’UE. Un ulteriore segnale di tensione è l’erosione dei diritti politici fondamentali nei membri dell’UE, come accaduto in Ungheria. Il fatto che Viktor Orban, rappresentante di uno stato membro dell’UE, sieda ora nel Consiglio dei ministri europeo potendo agire a sua totale discrezione e senza alcun controllo parlamentare, mina i valori democratici fondamentali dell’UE in maniera del tutto inimmaginabile solo pochi anni fa. Le reazioni dei ministri dell’UE agli eventi in Ungheria sono conseguentemente dure. Anche in questo caso, malgrado l’indignazione generale, emerge quanto sia diventato difficile per l’UE far rispettare tra i suoi membri quei principi democratici fondamentali elementari che si presumevano scontati. 

 

Già oggi appare chiaro che, negli anni a venire, i cittadini dovranno aspettarsi una politica fiscale più restrittiva. Così, lentamente ma sicuramente, si avvia la discussione su come ripagare le elevate spese. In Germania si levano le prime voci che chiedono una partecipazione ai costi da parte dei cittadini abbienti, ad esempio tramite un unico prelievo sul patrimonio o un’imposta patrimoniale costante. 

Andamento dei mercati azionari

Oggi, mercoledì, i mercati azionari globali hanno registrato un’apertura nettamente negativa. Quelli europei sono attualmente in calo dell’1,5-4 % circa. Anche l’indice svizzero SMI è in flessione attualmente del 2,25 % circa e pure per i mercati azionari statunitensi oggi è prevista un’apertura nettamente negativa. A seconda dell’indice (Dow Jones / Standard & Poor’s 500), le azioni statunitensi hanno attualmente perso circa il 20-23 % da inizio anno, quelle europee circa il 28 %, quelle svizzere circa il 14 % e quelle cinesi (indice CSI 300) circa il 10 % (tutte le cifre all’1.4.2020, ore 12.50 circa, perdite valutate in CHF).

Ripetiamo ancora una volta che in questo contesto la paura è cattiva consigliera. Raccomandiamo di mantenere le posizioni azionarie. Desiderate ricevere regolarmente informazioni sull’attuale situazione di borsa? Abbonatevi ora alla nostra Investment Letter.

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